Se guardando dall’alto di un satellite il continente asiatico di notte, si scoprirà che solo alcune zone marginali della Cina sono illuminate, mentre il resto è un gran buco nero.  Questo spiega la grande diversità fra le metropoli superaffollate e le regioni a carattere rurale che si espandono su immensi territori dove la natura regna selvaggia e incontaminata.

Lo Xinjiang è la provincia più vasta della Cina e ne occupa l’intera estremità nord-occidentale; il suo vasto territorio riconosciuto come il più distante al mondo da qualsiasi costa marina, è una collezione di catene montuose e aree desertiche dove si sussegue una serie di oasi sparse lungo le antiche strade della Via della Seta. I tracciati percorsi dalle carovane che attraversavano l’Asia Centrale erano noti fin dall’epoca dei romani. Lungo l’arteria commerciale viaggiavano moltissimi beni di natura diversa, ma l’articolo più richiesto dai mercanti occidentali era certamente la seta. I romani scoprirono questa preziosa stoffa nel primo secolo avanti Cristo, prodotta da una misteriosa tribù stanziata a oriente: i Cinesi. Le merci si spostavano lentamente fra diversi intermediari fino a raggiungere Roma che in cambio inviava lana, oro, metalli e vetro allora sconosciuto dal Celeste Impero.  Durante la dinastia dei Tang nel quinto secolo d.C., la Via della Sete conobbe il periodo di maggior splendore; nella capitale imperiale si affollavano un gran numero di stranieri provenienti da ogni angolo del mondo e i bazar erano ricchi di merci esotiche.  Seguirono secoli bui dove i predoni e i banditi rendevano il commercio via terra troppo rischioso e meno redditizio rispetto a quello marittimo, senza contare i conflitti fra Cristianità e Islam proprio nelle terre occidentali della Via della Seta.

A rompere il secolare predominio islamico furono i Mongoli, il cui impero arrivò a lambire il Mediterraneo, estendendosi attraverso la Cina, la Persia e l’Asia Centrale.  Fu in questa periodo di pace Felix che i mercanti di tutte le religioni si avventurarono alla corte del Gran Khan; i primi europei furono i missionari francescani, seguirono i commercianti nonché il celebre Marco Polo al quale si deve la cronaca più dettagliata della Cina del tempo.  Con la caduta dell’impero Mongolo la Via della Seta subì un inesorabile decadimento causato da dinastie sempre più chiuse in se stesse e dall’avanzata dell’Islam. Molti centri carovanieri si spopolarono e sparirono fra le sabbie del deserto finché sul finire dell’Ottocento, si scatenò la febbre archeologica che prese d’assalto le oasi superstiti. Una serie di spedizioni scientifiche di varia natura portò alla luce i resti di antiche città, causando l’invasione di archeologi da tutto il mondo alla ricerca dei segreti della Via della Seta. Si avviarono così una serie di trasferimenti di antiche testimonianze verso i musei di Londra, Berlino e Delhi oltre allo sviluppo di un traffico illegale di reperti. La situazione fu interrotta dalla proclamazione della Repubblica Cinese, che mise sotto tutela il patrimonio artistico e culturale con la salvaguardia e il restauro.  La strada più antica del mondo è stata una via di grande importanza che ha visto l’incontro d’idee, cultura e religioni.

Ürümqi è la capitale politica, industriale ed economica della regione autonoma dello Xinjiang e conta oltre due milioni di abitanti. A dispetto del suo antico nome che significa “gran pascolo” oggi è una metropoli ricca di scintillanti grattacieli, centri commerciali e grandi arterie stradali.  Circondata da pendii e colline brulle e disabitate si ha come l’impressione di trovarsi in un’immensa oasi ultramoderna tirata su dal nulla in mezzo al deserto. Grazie alla linea ferroviaria che si snoda lungo il tracciato della Via della Seta, la città si è notevolmente sviluppata ed è divenuta un importante crocevia con treni che la collegano a Shanghai e Pechino a est e a Kashgar e il Kazakistan a ovest.  Per chi volesse ripercorrere le antiche piste carovaniere a bordo del treno più veloce del mondo, che può arrivare a toccare i 482 chilometri l’ora, si consiglia di acquistare il biglietto in un’agenzia piuttosto che in stazione onde evitare le grandi folle accalcate in lunghe code davanti alle biglietterie.

Prima di avventurarsi alla scoperta dei siti d’interesse turistico della regione, vale la pena visitare il Museo dello Xinjiang, ricco di reperti molto antichi e ben conservati rinvenuti lungo la Via della Seta. Oltre ad una vasta esposizione di statue, vasi, preziosissime giade che testimoniano la storia e la cultura del luogo, sono conservati i corpi praticamente intatti rinvenuti fra le sabbie del deserto di antichi abitanti fra cui la cosiddetta “Bellezza di Louan” che risale a 3.800 anni fa. Una sezione è dedicata alle numerose etnie che convivono da secoli con i loro variopinti costumi tradizionali e strumenti musicali che ancor oggi adoperano in occasione dei numerosi festival. Ma il cuore vero cittadino si ritrova nel Grande Bazar, un vasto complesso architettonico simile a una moschea dove ci si può sbizzarrire fra i profumi e i colori dell’abbondante offerta di prodotti locali.

Un luogo davvero magico a pochi chilometri dalla capitale è Tian Chi, il Lago Celeste. Incastonato fra monti innevati a un’altitudine di 2000 metri, sorge all’interno di un verde parco ricco di prati e foreste e piacevoli sentieri fra scroscianti torrenti. Le limpide e fresche acque circondate da alti pini che salgono verso il cielo fanno da specchio al possente Bogda Feng che si eleva per quasi 6.000 metri. L’usanza locale prevede l’ospitalità in Jurta, tipica abitazione mongola di forma circolare ricoperta di spessi teli di feltro bianco. All’interno un’esplosione di colori rende l’ambiente caldo e accogliente: tappeti, stuoie e teli preziosi la fanno somigliare a una vera suite di grand hotel. Qui è possibile consumare un tipico pranzo kazaki, a base di capretto bollito, piatto forte della tradizione locale.

Dal celestiale lago, in poche ore si giunge nella più profonda e arida depressione dell’Asia Centrale e qui s’incontra la rigogliosa città di Turpan, antica oasi posta sulla Via della Seta Settentrionale. La sua rigogliosa e sterminata coltivazione di vite si spiega per un incredibile sistema d’irrigazione chiamato Karez, costituito da una serie innumerevole di pozzi che pescano nelle falde acquifere del sottosuolo. Le alte montagne circostanti, con lo sciogliersi delle nevi vanno ad alimentare un cospicuo bacino che si estende nel sottosuolo del deserto e con l’impegno e la fatica umana attraverso dei pozzi verticali i contadini recuperano la preziosa acqua a rischio spesso della loro vita, ormai da secoli. Turpan è un giardino lussureggiante, dove la coltivazione della vite rappresenta l’attività economica principale. La produzione di uva passita si riscontra nei caratteristici essiccatoi in mattoni, che a fine stagione permettono al caldo vento del deserto di dare il tocco da maestro ai gustosissimi acini.

A testimonianza delle sue antiche origini, nei dintorni sorgono le rovine di Jaohe, che fu circa duemila anni fa un importante centro amministrativo e militare.  Sorge in una splendida posizione difensiva sulla cima di un altipiano scavato da due rami di un fiume. Seppur non rimangano altro che fantomatici muri di fango, edifici sgretolati e mangiati dal vento, è impressionante la vasta planimetria che testimonia la grandezza e l’importanza di questo sito. Durante il primo secolo d.C. il Buddismo fu introdotto in Cina dallo Xinjiang lungo la Via della Seta, ma sempre lungo la stessa via di comunicazione verso la metà del decimo secolo l’Islamismo si diffuse in tutta la regione. A testimonianza della fede religiosa islamica che ha preso il posto del buddhismo, a Turpan si trova il settecentesco minareto di Amin, dalla forma davvero singolare. L’alta torre panciuta, fatta in mattoni scuri cotti dal sole che formano disegni diversi a ogni strato, si erge per 40 metri verso l’alto. La moschea adiacente ripropone la stessa architettura unica in Cina ed è molto spettacolare, circondata da verdeggianti giardini ricchi di vigneti.

Avete mi visto delle “montagne fiammeggianti” di nome e di fatto? La catena montuosa che porta questo nome si erge maestosa a poca distanza da Turpan per 100 km, con cime che raggiungono i 500 mt e temperature che in estate possono arrivare a 80 gradi. Queste montagne, di sabbia infuocata dai colori cangianti, sviluppano sulla sommità una calda nebbia che le rende simili a fiamme tremolanti. In questo paesaggio incandescente, che al tramonto si esalta nella sua spettacolarità, scavate nella roccia lungo un canyon si trovano le grotte di Bezeklik, testimoni di una meravigliosa arte rupestre buddista. Delle mille grotte affrescate ne rimangono visibili solo poco più di una decina dove si intravedono solo le tracce dei magnifici capolavori in oro e lapislazzuli che vi erano conservati. Rimane comunque un posto dalla bellezza sorprendente che racchiude un’incredibile misticità e che invita alla meditazione. Luogo ideale per concludere questo viaggio nello Xinjiang ricco di emozioni e spettacolarità, dove la storia sembra si sia fermata e la convivenza tra la natura e la popolazione si manifesta in tutta la sua armonia.

Consigli utili

In una regione così vasta e caratterizzata da un territorio incredibilmente ricco di paesaggi, la capitale Ürümqi è la base di partenza ideale per raggiugere le mete più popolari. In città il Cinda Hoi Tak Hotel (1 Dongfeng Road Urumqi, Xinjiang) in zona centrale, offre camere confortevoli e panoramiche, una SPA e un ottimo ristorante a buffet abbondante e vario che soddisfa ogni tipo di esigenza alimentare. Per assaggiare qualcosa di più tipico, all’interno dell’edificio che ospita il teatro cittadino adiacente al Gran Bazar, il ristorante propone la cucina locale cino-islamica ricca di gustosi prodotti che offre la regione accompagnati da uno spettacolo folkloristico. Per chi volesse invece una sistemazione più “agreste” il Turpan il Silk Road Lodge è circondato dai rigogliosi vigneti e la cucina offre piatti molto genuini. Ufficio del turismo: www.turismocinese.it

foto Stefania Mezzetti

fonte viaggivacanze.info

Di Stefania Mezzetti

Sono una giornalista viaggiatrice curiosa e instancabile, ho realizzato reportage e servizi da tutto il mondo a bordo dei treni più famosi e panoramici, su territori a volta inaccessibili ma sempre a caccia di emozioni. Il mio desiderio è portarvi con me viaggiando lungo le rotaie del mondo, per scoprire e conoscere mete affascinanti a volte inaspettate. Collaboro con vari magazine on line specializzati in viaggi e turismo, di grande diffusione mediatica.

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