Forse non a tutti è noto che la ferrovia Empoli – Siena, oltre a essere interessante per l’appassionato ferroviario perché presenta il più esteso tratto a doppio binario non elettrificato della Rete FS, segue in gran parte l’andamento della Via Francigena, la principale via di comunicazione medievale tra la Francia e Roma

Più precisamente, nel fondovalle della bella Valdelsa attraversata da questa linea, il binario segue la Francigena nuova, mentre la Francigena vecchia, battuta dai pellegrini in periodi più antichi per evitare alcune zone palustri, corre quasi parallela, ma più a monte, verso ovest. Le due Francigene si riuniscono comunque a nord di Siena, proseguendo da lì con unico tracciato verso Roma.

Lungo la Francigena nuova i treni della Empoli – Siena, quasi tutti ormai ecologici “Blues” ibridi molti dei quali prolungano il servizio da/per Firenze, servono antichi borghi di origine medievale, come ad esempio Castelfiorentino (FI), sede nel 1260 dei trattati di pace tra Siena e Firenze dopo la battaglia di Montaperti, Certaldo (FI), luogo d’origine di Giovanni Boccaccio padre della prosa italiana, Poggibonsi (SI), che conserva ancora la fortezza medicea da cui in antichità si difendeva dagli attacchi dei senesi quando costituiva il baluardo sud dei possedimenti di Firenze.

In questa breve memoria, tuttavia, non parleremo dei predetti borghi, né dei beni artistici e ambientali della vicina Siena, il cui centro storico è patrimonio Unesco: descriveremo invece un itinerario “minore”, ma altrettanto suggestivo, che unisce la Francigena nuova con la Francigena vecchia. Lo faremo a piedi, lungo un percorso di 7 km, circa due ore di durata.

Giunti di mattina col nostro ecologico “Blues” a Certaldo, presi comunque i numeri di telefono (che possono esserci utili per il ritorno) alla palina dei taxi davanti al bar del piazzale esterno (e, perché no, fatta pure una buona colazione!…), usciamo dal lato opposto al fabbricato viaggiatori e, costeggiata brevemente la ferrovia verso sud, ci immettiamo in Via del Molino attraversando prima il torrente Agliena e poi il fiume Elsa. Da lì, lasciando ormai la Francigena nuova alle nostre spalle, prendiamo la strada per San Gimignano, dopo di che, percorse alcune centinaia di metri, troviamo sulla destra la strada vicinale per Pancole, la nostra meta.

Questa via, ben tenuta e asfaltata, si inerpica lungo dolci colline che in ogni stagione dell’anno aprono il cuore del turista mostrando tutto il fascino della campagna toscana. Giunti alla località “Il Monte”, sede di una antica fattoria in ristrutturazione al momento in cui si scrive, ci immettiamo senza soluzione di continuità nella Francigena vecchia, anzi, oggi è quest’ultima che confluisce nella strada da noi percorsa, provenendo da valle come umile sentiero ormai battuto solo da qualche cacciatore.

La Francigena vecchia è famosa nel mondo perché il suo tracciato, compreso il tratto di nostro interesse, nel medioevo fu minuziosamente descritto nel suo diario dall’Arcivescovo Sigerico di Canterbury, che nel 994 fece ritorno in residenza proprio per questa via da Roma, dove aveva ricevuto dalle mani di papa Giovanni XV il “pallio”, simbolo della dignità arcivescovile.

Le curiosità non finiscono qui, perché tra curve e saliscendi si arriva a Pancole, sede di un bel santuario dedicato alla Madonna. Sì, perché proprio lì, nel 1668, la Santa Maria si manifestò a una povera pastorella sordomuta che stava piangendo per la fame dovuta a un lungo periodo di carestia. In occasione di quell’incontro la Madonna non solo donò la parola alla pastorella, ma le disse pure di tornare a casa dove la ragazza trovò abbondanza di vino, farina e olio.

L’evento, com’è naturale, suscitò grande clamore: la gente accorse numerosa e sfalciando l’intricato cespuglio di rovi presso il quale era avvenuta la miracolosa apparizione, vennero alla luce le rovine di una vecchia edicola che custodiva un quadro della Madonna, ritratta inusualmente intenta ad allattare Gesù Bambino. Si narra che nel tirar via un rovo che si era attaccato sopra la bocca dell’immagine, dalla stessa si fosse udita distintamente uscire un’esclamazione di dolore (ahi!…)

Questa immagine, attribuibile al pittore Pier Francesco Fiorentino (1444 – 1497), con ancora il segno del rovo distaccato da sopra la bocca della Vergine, fa oggi bella mostra di sé nella chiesa del santuario a lei dedicato, costruito in origine con le offerte dei pellegrini a partire da poco dopo l’apparizione e ricostruito nell’ultimo dopoguerra dopo la distruzione, operata dall’esercito tedesco in ritirata per interrompere la strada che allora come oggi sottopassava la chiesa. L’edificio sacro che possiamo oggi ammirare è dunque quello della ricostruzione post bellica, ma c’è un elemento che è miracolosamente rimasto al suo posto originario nonostante l’esplosione: manco a dirlo è proprio il quadro della Madonna!

Dopo la gratificazione dell’anima derivante dalla mistica esperienza di una visita al santuario di Pancole, immerso nella pace amena della dolce campagna senese, possiamo gratificare anche il corpo presso il rinomato ristorante lì vicino, gustando piatti e vini tipici toscani e, d’estate, prendendo il sole ai bordi della sua piscina.

Dopo di che, quand’anche non decidiamo di utilizzare subito i numeri di cellulare dei taxi trascritti prima di lasciare Certaldo, possiamo sempre decidere di trattenerci presso l’hotel annesso al citato ristorante e continuare il nostro soggiorno nel cuore dell’amabile Toscana.

Foto dell’autore

Di Claudio Migliorini

Claudio Migliorini, ingegnere meccanico, è dirigente a riposo di Ferrovie dello Stato italiane. In FS ha ricoperto il ruolo di Responsabile del Sistema di Gestione Sicurezza di Esercizio e Qualità di Trenitalia e successivamente di Direttore Tecnico della Società FS Treni Turistici Italiani. Ha al suo attivo varie pubblicazioni, su libri e riviste, di storia e tecnica del trasporto ferroviario, nonché un saggio di apologetica cattolica.

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