Il treno, la parola, lo zolfo. Camilleri e la Sicilia che viaggia lenta

Nei viaggi in treno e nelle vecchie stazioni ferroviarie possono nascere storie straordinarie, sussurrate dal rumore ritmico dei binari, dal fischio secco del capostazione, o semplicemente da uno sguardo incrociato tra sconosciuti. Luoghi sospesi dove il tempo sembra dilatarsi, dove la lentezza non è difetto, ma atmosfera: un invito alla riflessione, al racconto, all’incontro. E chi meglio di Andrea Camilleri poteva raccontare quella magia?

Siciliano di Porto Empedocle, autore di oltre cento opere tradotte in decine di lingue, creatore del celebre commissario Salvo Montalbano, Camilleri ha saputo ascoltare le voci dei luoghi, compresi quei vagoni che attraversano l’isola con calma ostinata, come se il treno stesso sapesse che non c’è fretta per cogliere davvero la Sicilia.

Il 6 settembre si celebra il centenario della nascita di Camilleri, morto nel 2019 a Roma. A ricordarlo, in una conversazione densa di memorie, suggestioni e ironia, è il libro Il gatto che prendeva il treno (72 pagine, 14 euro), dialogo intimo con Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore che condivide con Camilleri l’anima profondamente siciliana e letteraria.

«C’è un treno nella vita di ogni siciliano», scrive Savatteri. «Un treno perduto. Un treno che porta via o fa ritornare». Il treno come metafora di partenze e ritorni, ma anche come luogo reale e narrativo in cui i personaggi si svelano, i pensieri maturano, e persino un gatto può avere una routine ferroviaria.

Camilleri racconta di averlo visto davvero, quel gatto: bianco e nero, che prende il treno da Palermo e scende puntualmente a Termini Imerese. Una storia lieve e surreale, ma perfetta per illustrare quanto nei treni si possa ancora vivere qualcosa di inaspettato. Un animale che conosce le fermate come fosse un pendolare abituale: ecco il tono di Camilleri, sempre in bilico tra realtà e favola, con quel gusto per l’assurdo che solo la Sicilia – e il treno – possono sostenere con naturalezza.

Ma il treno non è solo un mezzo. È un luogo che comunica, che costringe alla prossimità, al racconto, alla condivisione silenziosa o chiacchierata. È l’opposto del viaggio individuale e chiuso dell’auto o dell’aereo. Sul treno, anche il silenzio ha un suono. Anche la lentezza ha un senso. Anche le stazioni, con le loro panchine sbrecciate e le insegne scolorite, custodiscono memorie e fantasmi, storie lasciate a metà.

Nella conversazione tra Camilleri e Savatteri si intrecciano nomi che hanno forgiato la scrittura isolana: da Verga a Pirandello, da Sciascia allo stesso Camilleri. Tutti legati, in qualche modo, allo zolfo e ai treni. Lo zolfo come materia della fatica e dell’ingiustizia sociale, come respiro della terra. E i treni, quelli che portavano il minerale giallo verso la costa, lungo binari decisi più dai giochi di potere che dalla logica della geografia. La ferrovia, in Sicilia, è stata epica e conflitto, esattamente come in America lo fu per il West.

«La scrittura siciliana nasce nel segno dello zolfo e nell’ansare della ferrovia», scrive ancora Savatteri. E forse è proprio lì, su quel binario lento e vibrante, che si muove ancora oggi il ritmo della narrazione: tra una stazione e l’altra, tra due sedili che si fronteggiano, tra una battuta in dialetto e una sbirciata fuori dal finestrino. Perché viaggiare in treno non è solo spostarsi. È ascoltare. È raccontare. È vivere una storia che può iniziare anche solo con un gatto e un controllore che sa già come andrà a finire.

Gaetano Savatteri

Il gatto che prendeva il treno – Conversazione sulla magia delle stazioni

Illustrazioni di Paolo Niutta

72 pagine, 14 euro – In libreria il 29 agosto Ed. Bibliotheka

In libreria dal 29 agosto

Di Stefania Mezzetti

Sono una giornalista viaggiatrice curiosa e instancabile, ho realizzato reportage e servizi da tutto il mondo a bordo dei treni più famosi e panoramici, su territori a volta inaccessibili ma sempre a caccia di emozioni. Il mio desiderio è portarvi con me viaggiando lungo le rotaie del mondo, per scoprire e conoscere mete affascinanti a volte inaspettate. Collaboro con vari magazine on line specializzati in viaggi e turismo, di grande diffusione mediatica.

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