TrEno, che nel suo nome già definisce un programma, è un treno storico e turistico che viaggia fra i vigneti e le colline del paesaggio vitivinicolo Unesco da Torino a Canelli, congiungendo antiche linee storiche del patrimonio ferroviario piemontese

Alla stazione di Porta Nuova, tra archi solenni e luci che filtrano come in una cattedrale laica, il tempo sembra sospeso. Il respiro profondo della locomotiva a vapore rompe il brusio della città, come un animale antico che si risveglia. La Breda 640-143 vibra, sbuffa, si prepara. Un tempo la chiamavano “Signorina”, per quella sua eleganza quasi civettuola, per il passo ondulato quando prendeva velocità. Oggi, più di un secolo dopo, conserva intatto il suo carattere: non corre, seduce.

Si sale a bordo e subito cambia il ritmo. Il legno delle carrozze, i finestrini che si aprono, l’aria che entra senza filtri: tutto invita a rallentare. Non è un viaggio per arrivare, ma per attraversare.

Torino si allontana con discrezione, come una città che sa farsi ricordare senza trattenere. Le geometrie urbane si dissolvono, cedono il passo a campi larghi, silenzi agricoli, cieli più profondi. E poi, all’improvviso, accade qualcosa: la terra comincia a muoversi. Si increspa, si piega, si solleva. Sono le colline.

Le Langhe, il Roero, il Monferrato non si offrono subito. Si lasciano scoprire lentamente, curva dopo curva, come un racconto sussurrato. I vigneti disegnano il paesaggio con una precisione quasi musicale: filari paralleli che seguono il respiro delle colline, linee ordinate che si dissolvono all’orizzonte. È una bellezza composta, mai ostentata, che vive di luce, stagioni e attese.

Dai finestrini, il mondo scorre come una sequenza infinita di quadri: borghi sospesi nel tempo, campanili che emergono tra i tetti, boschi improvvisi che interrompono il ritmo dei vigneti. E sopra tutto, quando l’aria è limpida, il Monviso compare come una presenza silenziosa, distante eppure dominante, quasi a vegliare su questo paesaggio fragile e perfetto.

A bordo, la vita segue un’altra misura. Il tintinnio dei calici accompagna il ritmo del treno. Un sorso di Asti Spumante DOCG sprigiona profumi che sembrano contenere già l’essenza di queste colline: sole, terra, pazienza. Gli amaretti, dolci e friabili, completano il gesto semplice del degustare. Non è solo un assaggio: è un’introduzione, un preludio.

Ad Alba il treno si ferma, ma il racconto continua. La locomotiva si sposta, cambia posizione, respira ancora. Intorno, fotografi e appassionati osservano come davanti a un rito antico. Il vapore sale lento, si dissolve nell’aria: un segno effimero, come il tempo che passa.

Poi si riparte, lungo una linea che sembra dimenticata dal presente. Qui il silenzio è più denso, la natura più vicina. I vigneti tornano protagonisti, avvolgono il treno, lo accompagnano fino a Canelli, come se lo guidassero.

La città appare all’improvviso, adagiata sulla collina, raccolta attorno al suo castello. Sotto, invisibile agli occhi ma presente come una memoria profonda, si estende un altro mondo: quello delle cantine, le “Cattedrali sotterranee”. Gallerie scavate nella terra, fresche e solenni, dove il vino riposa nel buio, lontano dal rumore, nel tempo lento della trasformazione. È un luogo che impone silenzio, quasi rispetto.

In superficie, invece, Canelli è accoglienza: tavole apparecchiate, profumi di cucina, voci che si mescolano. Il cibo racconta il territorio con la stessa intensità del paesaggio. Ogni piatto, ogni bicchiere è un frammento di storia.

Salendo verso il castello, lungo una strada ripida che sembra fatta apposta per rallentare i passi, lo sguardo si apre. E allora si comprende davvero: le colline non finiscono. Si rincorrono, si sovrappongono, sfumano in una luce che al tramonto diventa dorata, quasi liquida. È una bellezza che non cerca di stupire, ma finisce per restare.

All’imbrunire TrEno riparte, riportando i viaggiatori verso Torino, qualcosa è cambiato. Non si torna indietro allo stesso modo. Il viaggio resta addosso come un profumo leggero, come il ricordo di un tempo più lento, più umano.

E forse è proprio questo il suo segreto: non mostra solo un paesaggio, ma insegna a guardarlo.

Di Stefania Mezzetti

Sono una giornalista viaggiatrice curiosa e instancabile, ho realizzato reportage e servizi da tutto il mondo a bordo dei treni più famosi e panoramici, su territori a volta inaccessibili ma sempre a caccia di emozioni. Il mio desiderio è portarvi con me viaggiando lungo le rotaie del mondo, per scoprire e conoscere mete affascinanti a volte inaspettate. Collaboro con vari magazine on line specializzati in viaggi e turismo, di grande diffusione mediatica.

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto! Se trovi interessante i miei articoli, condividili con i tuoi amici e colleghi.